Rémi Hess

Rémi Hess ed il Tango

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Si è visto che, a partire dal 1936, Carlos Vega definiva il tango come una danza nella quale l’uomo e la donna avevano ruoli nettamente differenziati, caratterizzati dalla possibilità per l’uno di fermarsi allorquando l’altro creava un movimento, e viceversa. Bisogna approfondire, qui, la specificità del tango come danza e ciò che essa comporta per il ballo di coppia. Se il tango è improvvisazione, cosa significa tutto ciò nello sviluppo e nella concezione della danza? In cosa consiste la rottura con il vissuto delle danze precedenti?

Rémi Hess

Finora nessuno ha mai spiegato veramente l’improvvisazione tipica del tango, concepita in modo che, anche se rende possibile l’esecuzione di alcune figure, presenta un momento in cui si entra nell’improvvisazione pura.*

L’autore ci spiega che improvvisare vuole dire escogitare “sul campo” versi, musica, un discorso, e persino un pranzo o ancora – in senso figurato – un’argomentazione, una spiegazione, producendoli, spiegandoli, senza preparazione. Il tango è dunque improvvisazione, come molte delle cose che emergono verso il 1900 (jazz, arte contemporanea, ecc.). Ma definire l’improvvisazione del tango equivale a cercare di comprendere, all’interno e all’esterno della coppia, l’esperienza esistenziale diffe-rente, anche se simultanea, del rapporto e della responsabilità che vivono il ballerino, la ballerina e quelli che li guardano.

Il tango è un gioco, un movimento, una danza costruita su un rapporto differenziato del tempo. Da questo punto di vista il momento tango è un’esperienza totalmente differente da tutto ciò che si era sperimentato nella danza fino a quel momento.

La Milonga del Circolo domenica 29 marzo dalle 17 alle 22 organizzata da Studio Tango Roma