Coreografia e scrittura del tango

Coreografia e scrittura del tango

Coreografia e scrittura del tango

Scopri tutto sul tango, a partire dalla coreografia e per finire la scrittura di esso.

L’improvvisazione non si produce mai a partire dal nulla. Essa si inventa prima appoggiandosi alle risorse che propone il contesto, più che a una sempre possibile riproduzione di figure o di coreografie già inscritte mentalmente o corporalmente.

Realizzare una coreografia di tango vuole dire scriverlo. Cioè, inscriverlo nel progetto di riproduzione di un oggetto temporale già percepito. Spontaneamente, e senza che la parola d’ordine sia stata fornita, i ballerini del Río de la Plata hanno sempre resistito a scrivere il tango come danza. Per loro, fa parte di una cultura orale, o meglio di una cultura del corpo che è difficile da mettere in parole.

È evidente, nella cultura dei ballerini di tango, che se questo è, per definizione, improvvisazione, attesa. Il coreografo, dal punto di vista della danza, ne è la negazione (anche se la coreogratia è vissuta come attesa per lo spettatore). Per dire le cose in altre parole, diremo che l’improvvisazione è la fase costituente del tango, il suo segno di iscrizione in una cultura popolare, mentre la sua scrittura, la sua coreografia, ne determinano la sua istituzione, la sua riedifi-cazione, la sua deterritorializzazione culturale. Paradossalmente, il successo europeo del tango determinerà la negazione del suo ton-damento, di ciò che ne faceva una danza diversa e che avrebbe supposto una maniera diversa di scrittura, per renderne conto.

La Milonga del Circolo domenica 29 marzo dalle 17 alle 22 organizzata da Studio Tango Roma